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Il Panbruttone

16426021_10210962146863932_6353631480467493168_nAvete presente quando non potete mangiare nè glutine, nè latticini e tutti vi scherzano e tutti si burlano e voi non sapete più che cavolo mangiare?
Ecco, in onore di chi come me ha questo annoso problema, ho creato una semplicissima ricetta per un dolce #glutenfree e #milkfree
La forma è quella del pandolce genovese a me tanto caro, il contenuto ora ve lo racconto…
Let’s start!

INGREDIENTI
120 g di farina di castagne
100 g di farina di riso
50 g di zucchero mascobado (se non lo avete usate lo zucchero di canna ma il sapore sarà diverso)
3 cucchiai di olio extra vergine di oliva o di olio di cocco
3 uova
90 g tra: pinoli, finocchietto, zenzero candito, uvetta, prugne secche (o altri canditi/frutta secca che vi piacciono di più)
Latte vegetale (io uso quello di mandorla o di riso) quanto basta

Accendete il forno a 180 gradi.
Prendete le uova e sbattetele in una terrina. Aggiungete lo zucchero, le farine, l’olio ed un pochino di latte vegetale, fino a creare un impasto nè troppo solido, nè troppo liquido. Aggiungete il mix di canditi e girate.
Prendete una teglia piccola, rotonda e copritela con della carta da forno.
Rovesciate al suo interno l’impasto, dando una forma circolare (vedi foto).
Mettete in forno e fate cuocere per circa 25 minuti (controllate che sia cotto con lo stuzzicadenti).
Ricordate la dose di amore necessaria ed il gioco è fatto!

Si accompagna bene alle tisane, ricoperto anche di miele o di marmellata.
Buon appetito!
ila

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Cos’è che hai? Fibromialgia, questa sconosciuta

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Spessissimo mi sento chiedere “come mai hai sempre mal di testa? Perchè non esci di più? Come mai soffri così il caldo? Ma perchè stai sempre male?
La risposta a tutte queste domande, e molte altre, è: FIBROMIALGIA.
Per chi non sapesse cos’è, cerco di spiegarlo in due parole: una gran rottura di palle.
Viene catalogata tra le patologie reumatologiche, ma (e qui rispondo ad una delle domande che mi sento fare più frequentemente) ancora non hanno ben capito nemmeno i medici come funziona. Pare ci sia uno squilibrio della serotonina. Ogni tanto escono nuove teorie, quindi mi limiterò a parlarvi dei sintomi e della mia esperienza.
Ci tengo a sottolineare che NON è una patologia psicosomatica.

I sintomi principali sono: stanchezza cronica, dolore cronico, disturbi del sonno.
Arrivano poi (non a tutte le persone allo stesso modo): rigidità muscolare, mal di testa o dolore al volto, acufeni, disturbi della sensibilità (in particolare formicolii), disturbi gastrointestinali, disturbi urinari, dismenorrea, vaginismo, alterazioni della temperatura corporea, alterazioni dell’equilibrio, tachicardia, disturbi cognitivi (difficoltà a concentrarsi) crampi, allergie a medicine e agli alimenti, ansia, depressione e attacchi di panico.

[Per chi volesse capire nello specifico, rimando alla fine della pagina in cui ho condiviso una buona spiegazione tratta dal sito Fibromialgya.it]

Esistono poi tanti altri sintomi minori che vanno dalla secchezza della pelle a distubri vari del sistema neurovegetativo, ma non sto qui ad elencarveli tutti.

Fatta questa doverosa premessa, ora vi dico come “si vive” e ci “si sente” ad avere questa patologia.
Da schifo.
Potrei anche fermarmi qui, ma oggi voglio spingermi oltre (e poi non ne parlerò più) e vi dirò tutto ma proprio tutto.
Voglio raccontarvi una mia giornata “tipo”. [Ci tengo a sottolineare che ogni paziente vive la FM in maniera diversa. Questa è la MIA esperienza].

Mi sveglio la mattina (se sono riuscita a dormire) con dolori sparsi ovunque, la pancia gonfia e (a volte) il mal di testa (cefalea o emicrania, scegliete voi).
Mi alzo e mi faccio ua doccia bollente per dare un po’ di relax ai muscoli (che di notte non si sono rilassati a causa della cosiddetta “anomalia alfa-delta”, cioè l’assenza di sonno profondo che è quello che li fa rilssare), faccio colazione e prego che quello che ho scelto di mangiare non aumenti il mio mal di pancia.
Dopo aver fatto passare (se passa) il mal di testa con qualche medicina (gli antidolorifici non sortiscono effetti sui pazienti fibromialgici, quindi si ricorre ad altro), tento di lavorare un po’ al computer.
Tengo posizioni improbabili per sentire meno dolore, ma dopo un tot di tempo la schiena fa male in maniera estenuante e spesso comincia l’emicrania.
In tutto ciò la capacità di concentrazione è passata da un 100% di 15 anni fa, al 40%.
Ne consegue che fare un lavoro di concetto diventi sempre più difficile, stressante e frustrante e che i tempi per concluderlo si allunghino sempre più.
Il mal di testa ormai è troppo, la mente è stanca, il corpo urla vendetta.
Che fai?
Una passeggiata? A me personalmente fa peggiorare il mal di schiena. Se è inverno e fa freddo, i muscoli si irrigidiscono ancora di più, quindi conviene stare in casa.
Se è estate, stare al sole fa dilatare le vene del cervello e…chettelodicoaffare? Di nuovo emicrania.
Allora mi sdraio. Non riesco ovviamente a leggere. Posso solo guardare un film o guardare il soffitto.
Dopo qualche ora mi sento meglio e decido di uscire con un’amica: andiamo a cena fuori.
Le chiacchiere sono piacevolissime ma stancano il cervello, stare seduta per tanto tempo nella stessa posizione mi fa male alla schiena. Ci raggiungono degli amici che non mi conoscono e cominciano con le domande:
perchè non bevi alcolici? ma perchè non mangi questo o quello? Andiamo a fare un giro/ballare/concerto?

Io provo, come sempre, a spiegare che l’alcool mi fa venire mal di testa, che determinati cibi (nel tempo l’elenco si è allungato) mi danno problemi di diverso tipo e che, essendo già stata in giro con l’amica, non me la sento di uscire e fare altro.
Ed ecco che partono le occhiatacce di biasimo o i commenti del tipo “a me sembra che stai bene – non te la menare – quante palle – dai vedrai che se esci ti passa tutto – e la più gettonata: ma va che non hai niente, è tutto nella tua testa“.
A quel punto la voglia di prendere una spranga e ammazzare qualcuno si fa molto forte.
Ho imparato che le persone NON SI RENDONO CONTO (e manco gliene frega, in molti casi) di come mi sento dentro, e lascio correre.
Torno a casa (sempre prima) e mi sdraio, pregando di addormentarmi, ma i dolori sono talmente forti che non ci riesco.
Quando finalmente accade, basta un rumore per svegliarmi e a quel punto riprendere sonno diventa un’impresa immane.

Ovviamente non è così tutti i giorni. Ce ne sono di migliori, dove il dolore è minore (non ho avuto un giorno SENZA DOLORE da almeno 10 anni), dove il mal di testa non compare, dove la colite è silente.
Ma ce ne sono di peggiori, dove tutti i sintomi vengono a rotazione. In quelle giornate vorresti solo sparire.

Ma mettiamo che sei in giro e cominci a stare male. Sei con qualcuno e sei costretto a rovinare la serata anche alla persona che sta con te. In certe situazioni non sai nemmeno come tornare a casa.
A volte mi è capitato di dovermi fermare con l’auto perchè sapevo di stare guidando ma allo stesso tempo non sapevo cosa stessi facendo e dove stessi andando. Altre volte non puoi dire di no, ormai sei in ballo, e se stai male non sai dove sbattere la testa.

E la cosa PEGGIORE di soffrire di FM non è L’INSIEME DEI SINTOMI: è il NON SENTIRSI CAPITI. Il venir giudicati se non facciamo questo o quello, se non mangiamo questo o quello, se siamo stanchi, se ci fa male tutto, se perdiamo il filo del discorso, se non ci ricordiamo le cose, se i viaggi sono troppo per noi, se il caldo umido ci fa sentire male a livelli atomici, il tutto contornato dall’occhiataccia (lo dico a costo di venire fraintesa) del tipo “SI MA MICA MUORI! NON HAI UN TUMORE”.

Non vi ho parlato poi degli anni passati a girare da uno specialista all’altro, sentendomi dare della pazza. Non capivano cosa avessi ed il risultato era che iniziavo a sentirmi davvero malata di mente. E vi assicuro che questo è un calvario che passano in molti. Dopo almeno 10 anni di esami e tubi infilati ovunque, lastre e TAC, ad un fisiatra è venuta l’illuminazione: fibromialgia.
Allora parte l’infinita serie di visite da reumatologi o neurologi, che ti bombardano di cure allucinanti (sono finita persino al pronto soccorso a causa di una di queste), nessuna risolutiva.
Già perchè (e rispondo all’ennesima domanda) non esiste UNA CURA UNIVOCA. Ce ne sono tante ma nessuna vera e propria.
Io le ho provate tutte, TUTTE, di tutte le scuole (occidentali e orientali). Medicine, fitoterapia e via discorrendo.
A distanza di tanti anni posso dire che sto iniziando a stare un pochino meglio seguendo un percorso di METAMEDICINA MA NON C’è UNA PILLOLETTA CHE SI PRENDE E PASSA TUTTO.

Ho deciso di scrivere questo post dopo anni di domande ricevute in proposito.
Di mio sono una persona positiva e confido che troverò il modo di guarire.
Ma nell’intanto, e credo di parlare a nome di tutti i fibromialgici, venire riconosciuti come malati (in Italia non esiste come malattia ma solo come sindrome), essere capiti e non giudicati, ci sarà molto d’aiuto.
Il fatto di “non morire” a causa della Fibromialgia non può far classificare la FM come un problema da poco.

Per chi volesse saperne di più, qui sotto incollo i sintomi ed il link ad uno dei vari siti esistenti sull’argomento.

ila

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DUE INFORMAZIONI SULLA FM
I SINTOMI
Oltre ai due sintomi principali, dolore e stanchezza, molte altre manifestazioni cliniche possono far parte del quadro della FM: la varia associazione di tali multiformi sintomi può in parte spiegare le difficoltà nel diagnosticare tale malattia. Di seguito vengono elencati i sintomi più spesso riferiti dai pazienti.

Rigidità:
sensazione di rigidità generalizzata oppure localizzata al dorso o a livello lombare, soprattutto al risveglio, ma anche se si resta per qualche tempo fermi nella stessa posizione (seduti o in piedi).

Disturbi del sonno:
più che difficoltà ad addormentarsi si tratta di frequenti risvegli notturni e sonno non ristoratore. Viene considerata specifica della FM la cosiddetta “anomalia alfa-delta”: non appena viene raggiunto il sonno “profondo” (caratterizzato da onde delta all’elettroencefalogramma) si ha un brusco ritorno verso il sonno “superficiale” (caratterizzato da onde alfa). La mancanza di sonno profondo, fase nella quale i muscoli si rilassano e recuperano la stanchezza accumulata durante il giorno, spiega molti dei sintomi della FM (stanchezza persistente, risvegli notturni, sonno non ristoratore).

Mal di testa o dolore al volto:
il mal di testa si caratterizza come cefalea nucale, temporale o sovraorbitaria oppure emicrania, molto spesso ad andamento cronico (cioè il paziente riferisce di soffrire di mal di testa da sempre). Frequentemente i pazienti con FM presentano dolore a livello mascellare o mandibolare e in questi casi la sintomatologia viene confusa con una artrosi o una disfunzione della articolazione temporo-mandibolare. Tale diagnosi, soprattutto in pazienti giovani, deve fare sospettare una FM.

Acufeni:
fischi o vibrazioni all’interno delle orecchie. Possono essere originati da spasmi dei muscoli tensivi del timpano.

Disturbi della sensibilità:
in particolare formicolii, diffusi a tutto il corpo oppure limitati ad un emisoma (cioè la metà destra o la metà sinistra del corpo) o ai soli arti. Inoltre diminuzione della sensibilità, senso di intorpidimento o di “addormentamento” con la stessa distribuzione.

Disturbi gastrointestinali:
difficoltà digestive, acidità gastrica, dolori addominali spesso in relazione ai cambiamenti climatici o a fattori stressanti, e quindi classificate come “gastrite da stress”. Nel 60% dei pazienti con FM si associa una sindrome del colon irritabile (la cosiddetta “colite spastica”): alternanza di stipsi e diarrea con dolori addominali e meteorismo.

Disturbi urinari:
caratteristica della FM è una aumentata frequenza dello stimolo ad urinare o una vera e propria urgenza minzionale in assenza di infezione delle urine. Più raramente si può sviluppare una condizione cronica con dolore a livello vescicale, definita “cistite interstiziale”.

Dismenorrea:
molte delle dismenorree di notevole entità e scarsamente responsive alla terapia sono giustificate da una FM non diagnosticata. Anche il vaginismo (dolore durante il rapporto sessuale) è caratteristico della FM.

Alterazioni della temperatura corporea:
alcuni pazienti riferiscono sensazioni anomale (non condivise dalle altre persone che stanno intorno a loro) di freddo o caldo intenso diffuso a tutto il corpo o agli arti. Non è rara una eccessiva sensibilità al freddo delle mani e dei piedi, con cambiamento di colore delle dita che possono diventare inizialmente pallide e quindi scure, cianotiche: tale condizione è nota come fenomeno di Raynaud.

Alterazioni dell’equilibrio:
senso di instabiltà, di sbandamento, vere e proprie vertigini spesso ad andamento cronico e che vengono erroneamente imputate all’artrosi cervicale o a problemi dell’orecchio. Poiché la FM coinvolge anche i muscoli oculari e pupillari i pazienti possono presentare nausea e visione sfuocata quando leggono o guidano l’automobile.

Tachicardia:
episodi di tachicardia con cardiopalmo che portano spesso i pazienti con FM al Pronto Soccorso per paura di una malattia cardiaca, soprattutto se si associa dolore nella regione sternale (costocondralgia), molto frequente nella FM.

Disturbi cognitivi:
difficoltà a concentrarsi sul lavoro o nello studio, “testa confusa”, perdita di memoria a breve termine (in inglese tali manifestazioni vengono definite “fibro-fog”, cioè annebbiamento fibromialgico).

Sintomi a carico degli arti inferiori:
sono rappresentati più spesso da crampi e meno frequentemente da movimenti incontrollati delle gambe che si manifestano soprattutto di notte (“Restless leg Syndrome” o “Sindrome delle gambe senza riposo”).

Allergie:
una buona parte dei pazienti fibromialgici riferisce ipersensibilità a numerosi farmaci, allergie alimentari di vario tipo, allergie stagionali. Pur essendo queste manifestazioni comuni nella popolazione generale, in un sottogruppo di pazienti affetti da FM le allergie sono molteplici e rappresentano un aspetto preminente della malattia tale da impedire la normale alimentazione, lo svolgimento della attività lavorativa, ecc. In questi casi viene a configurarsi il quadro della cosiddetta “Multiple Chemical Sensitivity Sindrome”, o Sindrome delle Intolleranze Chimiche Multiple nella quale i pazienti risultano ipersensibili a moltissime sostanze, dai farmaci ai cibi a sostanze chimiche di vario tipo, con gravi limitazioni nella vita quotidiana.

Ansia e depressione:
molti pazienti affetti da FM riferiscono manifestazioni ansiose (a volte con attacchi di panico) e/o depressive. Questa associazione ha fatto sì che in passato la FM venisse considerata come un processo di somatizzazione in soggetti ansiosi o depressi, e purtroppo ancora oggi molti medici sono legati a questa ormai superata definizione. I numerosi studi sul rapporto tra ansia/depressione e FM hanno dimostrato inequivocabilmente che la FM non è una malattia psicosomatica e che gli eventuali sintomi depressivi o ansiosi sono un effetto piuttosto che una causa della malattia. Una reazione depressiva è infatti comune a tutte le malattie che comportano un dolore cronico, come ad esempio la artrite reumatoide o l’artrosi.
Fonte – http://www.fibromyalgia.it/fibromialgia_quali_sono_i_sintomi.htm

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Love Kitchen: Risotto agli asparagi e pecorino

riso

Si è Maggio, quasi Giugno, ma ci siamo accorti tutti che il tempo metereologico fuori sembra quello di Ottobre…
E quindi perchè non scaldarsi con un buon risottino?
Il risotto, si sa, è lungo da fare, quindi armatevi di pazienza.
AVVERTENZA: questa NON è una ricetta adatta ai pigri in cucina 🙂

INGREDIENTI (PER 4 PERSONE)

RISO PER RISOTTI
1 DADO DA BRODO
1 MAZZETTO DI ASPARAGI FRESCHI (500 GR)
MEZZA CIPOLLA
BURRO
VINO BIANCO (O MARTINI DRY)
UN CUCCHIAIO DI PANNA DA CUCINA
PECORINO SARDO STAGIONATO
GRANA
OLIO

PREPARAZIONE
Intanto come sempre vi ricordo di mettervi in condizione “love mode-on”, altrimenti il risultato non sarà dei migliori.
Se avete avuto una giornata pessima ed il vostro umore tende al nero, o ve lo fate passare o lasciate perdere.

Per prima cosa prendete una pentola, versateci dell’acqua, un cucchiaino di sale e mettete a bollire i vostri fantastici asparagi, ai quali avrete tagliato, se necessario, soltando la fine del gambo (in caso fosse un po’ rovinato, come spesso accade).
Quando gli asparagi saranno cotti, toglieteli dall’acqua CHE NON DOVETE ASSOLUTAMENTE BUTTARE, fateli raffreddare e poi tagliateli a metà: le punte (circa 3/4 cm) che taglierete in pezzetti e che userete dopo, da unire al risotto durante la cottura, ed i gambi, che dovrete frullare nel vostro splendente frullatore.

A questo punto aggiungete un dado per il brodo alla vostra acqua di cottura degli asparagi e rimettete a cuocere, per spegnere quando il brodo sarà pronto.
Tagliate la cipolla a pezzettini.
Prendete una padella capiente o una pentola, antiaderenti, fate il soffritto con un po’ d’olio e una noce di burro e incorporate la cipolla.
A soffritto pronto incorporate il riso, girate con un mestolo di legno e fatelo tostare. Sfumate con il vino bianco.
A questo punto iniziate gradualmente ad aggiungere il brodo, mestolo dopo mestolo, continuando a girare, ricordandovi di aggiungere il brodo solo quando si è assorbito quello precedente.
Dopo qualche minuto aggiungete la purea di asparagi frullati.
Circa a metà cottura aggiungete le punte di asparagi.
Quando il risotto è quasi cotto, aggiungete circa 30/40 gr di burro, un cucchiaio di panna, il pecorino ed il grana precedentemente grattati (circa mezzo bicchiere, poi vedete a seconda dei gusti e della qualità del formaggio), continuando a girare.
Quando sarà pronto spegnete il fuoco e lasciate mantecare qualche minuto.

ED ECCO UN RISOTTO BUONISSSSSSSIMO!
Buona pappa!

Ila ❤

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Love Kitchen: Le tagliatelle del vecchio

Qualche anno fa io ed il mio compagno siamo stati in un ristorante/osteria in un pasino minuscolo in provincia di Piacenza, dove non sapevo cosa ordinare per cena, essendo vegetariana e non essendoci scritti gli ingredienti sul menù. Chiesi quindi al “vecchio” (per l’appunto un vecchio signore panzuto, dai baffoni bianchi e il forte aZento piaZentino) cosa potessi mangiare. Lui disse un laconico “Zi penso io”, e dopo una mezzora mi servì un piattone di tagliatelle naviganti in un lago di un sughetto misterioso.


vecchio

Mi misi ad analizzarne il gusto (ottimo) per capirne gli ingredienti e, tornata a casa, decisi di ricreare il piatto. Negli anni successivi tornammo dal vecchio e sentii che il sapore era diverso e che (giuro) fosse migliore la mia ricetta. Lui non volle dirmi il contenuto, ma facemmo un patto: se fossi tornata l’anno seguente mi avrebbe svelato i contenuti.
Quindi l’estate scorsa siamo tornati e dopo pressioni varie mi disse che gli ingredienti fossero proprio quelli che avevo detto io, ma senza aglio.

Bene, a questo punto ormai avevo preparato mille volte a tutti gli amici le “Taglietelle del vecchio” e quindi il nome rimase.
Vi dico anche un segreto: questa ricetta è solo per gli amanti dell’aglio ANCHE PER CHI NON LO DIGERISCE nemmeno sotto tortura 🙂 Non ho ben capito quale sia la magia che lo permette (forse la panna) ma è una ricetta digeribilissssssima.

Stasera parlando con un’amica pigra in cucina 😉 ho pensato di creare delle ricette veloci per persone pigre. Questa è la prima!

tagliatelle

Veniamo dunque agli ingredienti per 4 persone:

5 SPICCHI D’AGLIO (lasciatene 4 se la ricetta è per due, non meno di 4)
TAGLIATELLE (o altra pasta lunga)
UNA CONFEZIONE DI PANNA DA CUCINA
LATTE
BURRO
POLPA DI POMODORO (possibilmente Mutti)
PEPERONCINO IN POLVERE

PREPARAZIONE
La preparazione è velocissima.
Prima di tutto mettete una pentola con l’acqua per cuocere le tagliatelle. Salatela.
In una padella larga mettete il burro (due cucchiai circa) ed inserite i 5 spicchi d’aglio tagliati a metà.
Lasciate rolosare per circa 30 secondi e poi incorporate la panna. Fatela sciogliere a fuoco lento girandola per circa 1 minuto, poi aggiungete 4 cucchiai di polpa di pomodoro (il composto deve risultare rosa. Aggiungere la polpa a piacimento) e girare.
Nel frattempo l’acqua avrà cominciato a bollire e potete quindi incorporare le tagliatelle.
Continuate a girare il sugo aggiungendo pochissimo latte (1 cucciaio circa) facendo attenzione che il sugo non sia troppo asciutto. Aggiungete il peperoncino (a piacimento).
Quando pronte, scolate le tagliatelle e incorporatele nella padella, facendole saltare.
Spolverate con del grana ed il piatto è pronto!
Non dimenticate l’ingrediente fondamentale, ossia l’AMORE!

Buon appetito!

Love kitchen: Nero al salmone

Terzo appuntamento con Love Kitchen per una nuova ricetta (inventata stasera) a base di salmone e amore 🙂

Nero

INGREDIENTI (X 3 persone)

250 GR DI RISO DI VENERE
4 SPICCHI D’AGLIO
10 OLIVE VERDI
UN FILETTO DI SALMONE FRESCO
CAVOLFIORE
OLIO
PEPERONCINO
se graditi POMODORINI DATTERINI O PACHINO

PREPARAZIONE

In una pentola mettere a bollire l’acqua salata per il riso di venere.
In una padella antiaderente mettete dell’olio d’oliva e gli spicchi d’aglio e fate un soffritto in modo che l’olio (che servirà a condire il riso) resti molto saporito.
Nel frattempo preparate il salmone, sfilettatelo e tagliatelo a pezzettini.
Prendete i cavolfiori e tagliateli a pezzettini.
Poi prendete le olive e tagliatele finemente.
Incorporate salmone, olive e cavolfiore nella padella e cuocete fino a che il salmone quasi cotto, poi spegnete.
Quando il riso sarà cotto, scolatelo e versatelo nella padella, riaccendete il fuoco ed aggiungete il peperoncino. Fatelo saltare per 1 minuto.
Spegnete. Se vi piacciono aggiungete i pomodorini tagliati a pezzetti e servite.

Come sempre vi ricordo di usare attenzione ed amore, amore per gli ingredienti e per la preparazione del piatto 🙂
Buon appetito!

ila

LOVE KITCHEN: Zuppa Zila

In questo secondo appuntamento di Love Kitchen vi propongo una zuppa che ho inventato a Santo Stefano, e che  ancora non ho ben capito come mi sia venuta, ma vi assicuro che è BUONISSIMA! ^__^

Zuppa_zila

INGREDIENTI:

OLIO
AGLIO
SCALOGNO
PEPE TRITATO
CECI 70 gr
LENTICCHIE 160 gr
ZUCCA 350 gr
2/3 PATATE (a seconda della grandezza)
1 LATTA DI POLPA DI POMODORO (consiglio la Mutti)
1 DADO VEGETALE
SUCCO DI LIMONE
ALGHE KOMBU (servono solo per rendere il piatto più digeribile, non sono necessarie per la ricetta)
SALE

PREPARAZIONE
In una pentola profonda mettete circa 2 litri d’acqua (dipende dai vostri gusti, se volete una zuppa più o meno liquida), il dado, del sale, i ceci e l’alga kombu. Lasciate bollire fino a quando i ceci sono a circa metà cottura.
A quel punto aggiungete le lenticchie.
Nel frattempo tagliate zucca e patate a cubetti.
Quando le lenticchie sono quasi pronte aggiungete patate e zucca.

Intanto in una terrina (vedi foto) fate un soffritto di olio, scalogno e aglio.
Quando le patate sono a un paio di minuti dall’esser pronte, aggiungete la polpa di pomodoro.
Quando tutte le verdure sono pronte versate la zuppa nella terrina e fate cuocere, girando ogni tanto in modo che non si attacchi.
La cottura in questa fase dipende molto dai gusti. Si va da un minimo di 15 minuti ai 40 minuti.
Dipende dal fatto che vogliate la zuppa più o meno asciutta. Sicuramente la cottura lunga la rende più saporita.
Mi raccomando anche di assaggiare per capire se avete salato abbastanza la zuppa durante la prima parte della cottura.
Quando la zuppa è cotta spremete un paio di cucchiai di limone e aggiungete il pepe.
Anche in questo caso pepe e limone possono essere di più o di meno a seconda dei gusti.
Se vi piace il piccante aggiungete il peperoncino tritato o in polvere, ci sta benissimo!

Ricordate di non dimenticare l’ingrediente principale: L’AMORE!

Un consiglio: la zuppa preparata la sera prima risulta molto più buona, sempre lasciata nella terrina e riscaldata il giorno dopo.
Potete accompagnarla con crostini di pane.
Questa zuppa è molto buona anche fredda, d’estate!

BUON APPETITO!!!

 

LOVE KITCHEN: Torta di zucca alla sestrese

Prima puntata di Love kitchen, una nuova rubrica di cucina che si basa sulle mie ricette ed un magico ingrediente, che non può assolutamente mancare se volete fare dei piatti davvero buoni: L’AMORE!

LA TORTA DI ZUCCA ALLA SESTRESE
C’era una volta una nonna di Sestri Ponente (GE) che  amava molto cucinare per la sua famiglia ed ogni tanto preparava quella che chiamava “farinata di zucca”. In realtà trattasi di torta salata di zucca, ma noi in famiglia la chiamiamo così.
A distanza di tanti anni ho pensato di raccontarvi la ricetta di questa buonissima torta, dove l’ingrediente principale è l’amore.

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Ve lo dico subito: la sfoglia non la faccio. La Buitoni ne fa diverse e decisamente buone, quindi vi consiglio di comprare quelle (la brisè è la più indicata, ma anche quella normale rotonda va benissimo.) che così risparmiate tempo (che il tempo manca sempre a tutti, e se si vuole cucinare con amore bisogna farlo senza fretta).
Vediamo dunque gli ingredienti per il ripieno (si chiama ripieno? credo di no ma avete capito):

1 KG DI ZUCCA
2 CUCCHIAI DI ZUCCHERO
2 CUCCHIAI DI POLENTA
3 CUCCHIAI DI GRANA (PARMIGIANO)
3 CUCCHIAI D’OLIO PER L’IMPASTO
2 CUCCHIAI D’OLIO DA SPARGERE SOPRA
ORIGANO
UN PAIO DI PIZZICHI DI SALE
AMORE A VOLONTA’

PREPARAZIONE

Per prima cosa tirate fuori dal frigo la sfoglia e mettetela in una teglia rotonda. Ditele che tornerete presto da lei, che non disperi, ed accendete il forno a 200 gradi.
Prendete la zucca, pulitela e tagliatela a pezzi.
Cuocetela al vapore fino a chè diventa morbida.
Scolatela per bene, possibilmente in un colino cinese, e schiacciatela per fare uscire tutta l’acqua.
Mettetela in una ciotolona per preparare il contenuto della nostra torta e schiacciatela per farla diventare una purea.
Incorporate tutti gli ingredienti mescolando.
L’origano che va dentro dev’essere poco, circa un cucchiaio (poi va a gusti).
Quando è pronta, tornate dalla vostra teglia sola e abbandonata a se stessa e versate il tutto dentro la sfoglia. Lisciate un pochino per farla diventare uniforme, poi spargete ancora un pochino di origano e bagnate con altro olio (anche qui va a gusti, se vi sembrerà troppo, la prossima volta mettetene di meno 😉 )

INFORNATE!
La cottura dipende dalla sfoglia che scegliete.
Diciamo tra i 20 minuti e i 40 minuti. Dovete semplicemente controllare la cottura ogni tanto, finchè la sfoglia sia ben cotta!
Sfornatela e buon appetito!!! 🙂

ila ❤