Ci sto lavorando…

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tra un mese avrò 34 anni.
sono pigra. a volte pigrissima.
ho un omino pigro dentro di me che si chiama mimmo, mimmo indolenza.
l’ho anche tatuato sull’avambraccio sinistro, e forse non avrei dovuto, perchè adesso lui sta lì e mi ricorda la pigrizia.
sono una persona allegra, dall’intelligenza arzilla. dico un sacco di parolacce.
a casa dei miei non ho mai detto parolacce.
al massimo “culo”, o “merda”, ma dopo i 30 anni.
dire le parolacce mi piace moltissimo. le mischio. le invento. mi diverte creare giochetti con le parolacce, perchè alla fine, credo, è sempre un modo di creare.
mi dicono che non dovrei, ma non me ne frega niente.

sono incostante, ma ci sto lavorando.
sono incostante e perdo il filo dei miei pensieri almeno 3 volte al minuto. ma dicevo, ci sto lavorando.
da un mese ho messo diverse sveglie sul mio cellulare per ricordarmi di fare delle cose.
ne ho anche una a metà del pomeriggio che mi ricorda di guardare fuori, il mondo, e sorridere.
così magari mi “imparo” la costanza. si vedrà

mi piace leccare il mestolo quando cucino la salsa di pomodoro.
e annusare il vino, che non posso più berlo.
mi piace far crescere le piante e stare con gli animali.
quando sto con gli animali il mio cervello si spegne.

credo fortemente nella capacità delle persone di poter essere migliori. vedo la loro strabiliante bellezza e (aimè) mi arrabbio moltissimo quando vedo la gente sprecare la vita e buttarla nel cesso.
è una cosa che mi fa proprio incazzare.
prima mi incazzavo e basta. adesso lo dico. trovo il modo e in qualche modo lo comunico al diretto interessato. pensavo che mi avrebbero tutti mandati a quel paese e invece non è successo.
magari all’inizio uno ci rimane male, a sentirsi dire le cose in faccia, le cose che secondo me sbaglia e che potrebbe cambiare per essere una persona più felice.
pensavo mi avrebbero mandato tutti a fare in culo.
e invece no. pare che serva. dopo una prima fase di rifiuto pare che serva e io sono infinitamente felice per questo.

ogni tanto mi arrabbio per delle cose fottutamente stupide.
quelle cose di tutti i giorni, quelle basse, quelle davvero stupide, e mi sale un nervoso che vorrei spaccare tutto. a volte lo faccio. a volte l’ho fatto.
da adolescente prendevo a pugni l’armadio della mia camera. scusami armadio. mi sei stato utile.

e quando invece le cose si fanno serie, e sono cose brutte, ho diversi modi di reagire.
se si presenta un problema di solito cerco e poi trovo una soluzione.
se è una cosa che proprio non si può controllare, come la malattia di una persona cara, o la morte, allora mi chiudo, spengo le emozioni. non piango. e poi sto male perchè se non piangi esplodi. ma anche su questo ci sto lavorando.

e parlo. parlo moltissimo, tipo che parlo sempre e credo che qualcuno a volte vorrebbe spegnermi.
anzi qualcuno me l’ha anche detto, credo.
ma ho poca memoria per la maggior parte delle cose, e quindi me lo sono scordato.
la memoria mi funziona bene solo sulle cose emotive.
mi ricordo quando a 5 anni ho preso a calci mio nonno con i pattini di metallo perchè voleva che tornassimo a casa. me lo ricordo perchè lui ci è rimasto malissimo, ma proprio tanto.
talmente tanto che non mi ha nemmeno sgridata. è bastato lo sguardo deluso.
e ora che non c’è più questa cosa me la ricordo e mi fa piangere, perchè non posso più chiedergli scusa.
mi ricordo quando facevo la capanna dei boschi a Limone Piemonte, con Riky e Mirko.
e sono ricordi bellissimi.
mi ricordo la mia professoressa di matematica delle medie, suor Valeria. me la ricordo così bene che l’anno scorso l’ho ritrovata, nonostante lei abbia passato metà della sua vita a cambiare stato, per aiutare la gente. ha 70 anni e ci mandiamo delle email.
mi ricordo l’odore di milano la notte, d’estate.
mi ricordo il canto dei gabbiani di genova.
però mi dimentico i titoli dei film, i contenuti dei libri (ma ricordo se mi sono piaciuti), dimentico nomi, la lista della spesa e le scadenze. sempre.

mi piace aiutare la gente. ci provo in tutti i modi possibili.
qualcuno mi crede una pazza idealista.
qualcun’altro pensa che sia tutta una finzione per “apparire”.
ma devo essere sincera, non me ne frega proprio una mazza.
sono un’insicura su alcune cose, ma ho scoperto che il giudizio della gente su quello che sono, alla fine, non mi tocca. perchè sento di fare delle cose giuste.
e perchè per fortuna ho chi mi ricorda che faccio delle cose giuste.
ho paura dell’invidia. non sono una persona invidiosa ma mi incazzo da morire se una persona senza meriti ottiene più del dovuto.
in qualsiasi settore. è una cosa che trovo profondamente ingiusta e mi viene (aimè) il sangue marcio. mi sale la merda al cervello.
ma anche su questo, ci sto lavorando.

mi piace creare, sempre, in qualunque momento ed in qualunque modo.
penso 400 cose al secondo e ne faccio altrettante nello stesso istante, ma questo non va bene, e ci sto lavorando.
sto imparando a fare “una cosa alla volta”.
l’ho anche scritto su un foglietto davanti al computer.

soffro di insonnia, proprio perchè penso troppo e sempre, e nella mia testa c’è un rumore di fondo costante, a volte è come la radio senza frequenza, a volte è una band metal.
sto tentando quindi di riscoprire il silenzio.
si, insomma, ci sto lavorando.
ho una cosa chiamata “fibromialgia”. una patologia “stupida”, che viene soprattutto a quelli che pensano tanto. grazie alla fibromialgia ho scoperto di soffrire della “sindrome del supereroe”, cioè il sentirsi invincibili. ma prima non me n’ero accorta.
dicevo “ma sì. dormo dopo, ma sì, poi mi fermo. Ma certo, posso farlo, e subito”.
adesso che l’ho scoperto… ci sto lavorando.
perchè ne ho piene le palle di avere dolori tutto il giorno tutti i giorni. e quindi adesso devo fare le cose con più calma, ma non è mica che smetto di farle, sia chiaro.
però con calma, una alla volta.

voglio cambiare il mondo, mi piace “aggiustare” le situazioni sbagliate, aiutare le persone a capire che sono incredibili e che possono essere TUTTO ciò che vogliono.
me lo devo ricordare anche io, perchè mi rendo conto che a volte mi sento di non meritarmi le cose buone. e invece me le merito. se le meritano tutti. e quindi io ci lavoro per me ma anche per gli altri.
e nella cosa del cambiare il mondo ci credo per davvero.
la chiamo “sindrome di pollyanna”.
su questa anche ci sto lavorando, ma nell’altro senso.
nel senso che la trovo un’idea fantastica, da applicare tutti i giorni.

non sopporto i rompicoglioni, quelli che si lamentano per tutto senza fare niente per cambiare.
però alla fine mi dispiaccio, perchè hanno la possibilità di stare meglio e non lo fanno.
però non sopporto che frantumino gli zebedei al resto dell’universo.
e anche su questo mio fastidio, ci sto lavorando.

soprattutto amo scrivere canzoni. spesso mi arrivano come (senza come) un messaggio da un qualcosa di superiore. non perchè io scriva dei capolavori, ma succede proprio così.

mi piacciono le serie televisive.
anzi no. sono drogata di serie televisive e quando mi piace una serie vorrei che tutti la vedessero.
in realtà quando mi piace qualcosa vorrei che tutti la provassero (vedessero, sentissero) perchè se ha fatto star bene me potrebbe far star bene anche gli altri.
ma a volte gli altri non lo capiscono. non so cosa capiscano, ma non lo capiscono e ci rimango male.

e poi dico tutto, non ho filtri. spesso ho pensato che fosse un difetto, perchè alla gente non gliene frega una mazza di quello che penso, se mi sudano le ginocchia o se un determinato cantante mi fa cacare.
adesso invece penso che vada bene così.
non so nemmeno perchè, ma in questo momento la vedo così.

e poi sono altre mille cose, ma adesso ho sonno e voglio tornare a leggere quel bel libro che mi ha fatto venire voglia (anche se non c’entra assolutamente nulla) di uscire dal letto e scrivere tutto questo.
ma sopra ogni cosa sono io ed il mio contrario.
prima questa cosa la percepivo ma non la capivo.
adesso l’ho capita, perchè ci ho lavorato.

e buona notte quindi, o buon giorno per domani.
chi può sorridere lo faccia.
chi non ne ha voglia si sforzi.
tentare di essere felici dovrebbe sempre essere in cima ai nostri pensieri.
al massimo potremo dire che ci stiamo lavorando!

ila